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CASTELLI E TORRI Sin dai tempi piu remoti il borgo marinaro della città di Licata fu difeso dal casteIlo a mare Limpiados, in epoca più tarda denominato San Giacomo, edificato sulla sommità di un promontorio lambito dal mare, come un'isola, da tutte le parti. Sopraffatta nell' 827 la difesa bizantina delle truppe del calì Ascid, la fortezza cedde in mano ai musulmani che la tennero per piu di due secoli adeguandola ai loro bisogni militari. II castello, con la città di Licata, fu espugnato dalle milizie normanne il 25 luglio del 1086 e da allora assunse una importanza strategica per il sistema difensivo dell'isola.
In gran parte ricostruito in epoca sveva sotto l'illuminato sovrano Federico II, nel 1274, per il suo armamento e per la sua numerosa guarnigione, figura classificato al terzo posto dopo quello di Palermo e di Siracusa. Nel 1393 ospitò per un intero mese il giovane sovrano aragonese Martino I, marito di Maria, che aveva dimorato nelle regie stanze del castello di Licata dal 30 Gennaio 1379 al 4 giugno 1381. I giovani sovrani soggiornarono ancora tra le mura del regio castello a mare nel 1400 ed in quella occasione, memori della fedeltà di Licata, riconobbero alla città numerosi privilegi. Nel 1418 Alfonso d'Aragona lo elevò alle elezioni delle supreme cariche del regno, destinando cioè alla sua direzione soltanto i nobili blasonati. II terremoto del 1542 provocò notevoli danni alla sua cortina di difesa. Altri seri danni il castello subì I'11 luglio 1553 quando venne assalito, espugnato e saccheggiato dal corsaro Dragut che annientò I'intera guarnigione, crocefisse il castellano Pompeo Grugno e deportò come schiavi i suoi figli Giovanni, Pompeo e Natalino. I danni vennero riparati nel 1559 per ordine del vicerè duca Giovanni La Cerda che dispose anche la costruzione di due nuovi bastioni e di un grande corpo di guardia. Ulteriori ampliamenti vennero fatti nel 1589 sotto il castellano don Giovanni La Nuza. Un terzo bastione venne edificato a partire dal 1610 e venne armato con ben 11 pezzi di artiglieria. Le opere di restauro e di ampliamento costarono ben 1600 onze d'oro. Nel 1811 dormì nel regio castello Francesco IV, duca di Modena, figlio di Maria Beatrice, ultima erede della famiglia d'Este. Sino al 1834 la millenaria fortezza fu annoverata dal governo borbonico tra le piazze militari di III classe ed in essa sino al 1848 fu mantenuto sempre un presidio di veterani. Dopo la restaurazione borbonica del 1849 i suoi superstiti cannoni furono trasferiti in altre roccaforti e parte, inchiodati, furono inabissati in mare. Da questo momento il castello cadde nel pieno abbandono. Solo una parte venne adibita a carcere prima e a canile comunale dopo, finchè un pò alla volta, per la costruzione del porto commerciale, dal 1872 al 1929 non venne raso completamente al suolo. La difesa della città di Licata sin dal 1360 venne affidata anche ad un secondo castello, detto Nuovo. Assediato e distrutto nel 1553, rimase per lungo tempo abbandonato.
Nel 1604, acquistato dalla municipalità dalla nobile famiglia Grugno, fu trasformato, su progetto dell'ing. Orazio del Nobile, in "quartiere" per i soldati di fanteria della Comarca, cui Licata era a capo. Cessate le incursioni barbaresche, il baluardo venne smilitarizzato ed abbandonato. Già all'inizio del 1800 gran parte delle sue fabbriche erano crollate, finché nel 1897 non venne raso completamente al suolo. Un terzo castello venne costruito sul monte Sant'Angelo a difesa delle coste della città di Licata nel 1615 da Hernando de Petigno, comandante della cavalleria leggera del Regno di Sicilia, che utilizzò una preesistente torre d'avviso che in quel luogo era stata costruita su progetto dell'architetto Camillo Camilliani. II forte, che prese poi il nome dal colle Sant'Angelo che lo ha ospitato, è I'unica architettura militare superstite a Licata. Dopo vari restauri è stato riportato alla sua veste originaria e sarà destinato ad antiquarium della zona archeologica che lo circonda. Nel 1856, per interessamento del re di Napoli, fu adibito a telegrafo ottico ad esclusivo uso del governo, finché dopo la seconda guerra mondiale non venne destinato a stazione metereologica gestita dalla Aeronautica Militare. A guardia dei luoghi costieri che potevano essere scelti come ricovero dai navigli corsari e soprattutto dai Turchi che tanto infesti furono alla Sicilia e alla città di Licata dal XVI al XIX secolo, vennero costruite numerose torri di avvistamento che avevano il compito di segnalare, col fumo di giorno e con il fuoco di notte, le navi nemiche e facevano parte di quel circuito difensivo di cui si dotò la Sicilia già dall'inizio del XVI secolo. Per la loro difesa, queste torri, avevano un'organico di tre soldati, di cui uno a cavallo. Grazie ad un pozzo d'acqua incluso nel manufatto e all'impossibilità di accedere al fortilizio se non con una scala mobile, queste torri erano autosufficienti per diversi giorni. Di questi baluardi solo due restano ancora in piedi, una, di pianta circolare, appartenuta alla famiglia Grugno, si erge a guardia della marina di Gaffe, l'altra, di pianta ottagonale ed in cattivo stato di conservazione, guarda ancora le piccole cale della spiaggia di S. Nicola, dalla quale prende il nome. A Licata, l'intensa attività edificatoria dei primi decenni di questo secolo, dovuta all'iniziativa sia pubblica che privata, comprende pregevoli opere di architettura in stile floreale. In quel periodo Licata è economicamente tra le più fiorenti città della Sicilia, grazie alla presenza di alcune importanti raffinerie di zolfo, all'attività portuale ed alla produzione agricola. L'architetto Ernesto Basile (1887-1931), dopo aver operato per la realizzazione del nuovo ingresso del castello di Falconara (a circa 10 chilometri da Licata verso Gela), commissionato nel 1895 dal barone Bordonaro, nel 1904 fu chiamato a Licata per la progettazione della torre municipcile dell'orologio e di una nuova sede per la Congregazione di Carità (ambedue da realizzare nell'attuale Piazza Progresso). Quest'ultima, in fase di progettazione, viene destinata a sede del Palazzo Municipale e in essa viene magistralmente inserita la torre dell'orologio, considerata la piu significativa tra quelle progettate dal Basile. Sul Palazzo Municipale di Licata, nel 1980 l'arch. P. Portoghesi scrive: il tema della torre e quello del pilastro enucleato, che sporge in alto come una merlatura, appaiono fusi in modo perfetto e sono utilizzati per ottenere un massimo di valore simbolico attraverso la continua vibrazione chiaroscurale. Nel 1907 l'arch. Basile fu inoltre incaricato dalla famiglia Urso-Cannarella per l'ampliamento e la ristrutturazione dell'omonimo villino sito in località Monserrato, splendido luogo panoramico a circa 3 chilometri dal centro della città. L'edificio, che richiama, come altre opere dello stesso autore la palazzina Deliella alle Croci in Palermo del 1905-1906 e palazzo Manganelli di Catania del 1907), alcuni palazzi del Rinascimento toscano, presenta una torre non piu angolare, ma poggiata sul fronte orientale dell'edificio, completata superiormente da trifore colonnate e da una copertura a spioventi recante sulla sommità una cuspide in ferro battuto, tipici dell'architettura liberty. Probabilmente è questo il principale intervento basiliano nell'opera di trasformazione del preesistente edificio della seconda meta del XIX secolo. Altro elemento significativo è un loggiato colonnato e vetrato accessibile dall'interno dell'edificio e dall'esterno attraverso una raffinata scala semicircolare. Di notevole pregio è il cancello in ferro battuto dalle linee sinuose, disegnato probabilmente dallo stesso autore. Sempre in località Monserrato, la villa Sapio-Rumbolo del 1902 è una pregevole opera del progettista locale Filippo Re Grillo, caratterizzata sul fronte meridionale dalla presenza di un loggiato con archi a tutto sesto, e da un ampio terrazzo sorretto da un porticato, in mattoni di cotto, anch'esso con archi a tutto sesto. Sempre di Filippo Re Grillo, in località Montesole, la villa Verderame - oggi Bosa - del 1916, è costituita da un corpo molto articolato su due livelli, una torre che sommariamente richiama le opere di Basile ed una loggia a due livelli sovrapposti . L'artista Salvatore Gregorietti (1870- 1952), autore delle decorazioni degli interni di edifici di notevole valore artistico come il Teatro Massimo di Palermo ed altri edifici pubblici e signorili dell'isola, nei primi decenni del secolo fu chiamato a Licata per decorare i più prestigiosi palazzi della città dell'epoca: palazzo Verderame in corso Roma che conserva all'interno splendidi arazzi, soffitti dipinti e cassettonati, vetrate, porte scolpite, ed altro; palazzo Verderame Navarra in Piazza Progresso; palazzo Vecchio- Verderame in corso Vittorio Emanuele e la citata villa Sapio Rumbolo in località Monserrato.
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