IL CENTRO STORICO

II Centro Storico di Licata è oggi caratterizzato dalla grande croce di strade che lo divide in quattro parti disuguali. Da nord a sud l'asse corso Roma corso - Vittorio Emanuele attraversa la città dal complesso del Carmine (XIII-XIV sec.; Giovan Biagio Amico, 1748) alla chiesa Madre e al Porto. Da est ad ovest l'asse corso Umberto - via Santa Maria collega il ponte sul fiume al Municipio, all'antica chiesa di Canta Maria la Vetere (XIII - XVII sec.), al Castello sulla Montagna (1640). La parte meridionale dell'abitato, murata fino a tutto il '700, ricca di edilizia monumentale, si addensa intorno al complesso di San Francesco (Giovan Biagio Amico, 1750) e piazza Sant'Angelo. Conserva nella parte occidentale - il quartiere Marina - la croce di strade, via Sant'Andrea - via Martinez, della parte piu antica della Città,

Portale con pietra tufacea (quartiere marina)

Particolare di mensola con mascheroni (marina)

Tipico cortile del quartiere marina.

precedente alle grandi trasformazioni sei e settecentesche. A nord- ovest, dalla rocca del Quartiere, oggi separata dal piano di Santa Maria dal taglio ottocentesco di via Marconi, bella vista sui tetti del Centro Storico e il mare. La parte settentrionale dell'abitato è strutturata in due successive espansioni fuori le mura: ad oriente il Borgo Sant'Antonio, marginato dal corso Serrovira, col complesso di San Francesco sul corso Roma, fu edificato a partire da tardo cinquecento fra la città e il complesso dei Carmelitani; ad occidente il Borgo San Paolo, strutturato su due ordini di tridenti, occupa Ie pendici orientali della Montagna e fu edificato nel '500 per accogliere i maltesi sfuggiti all'assedio ottomano. Al centro dei due assi, in piazza Progresso, già piano della Porta Grande, è il Municipio; capolavoro di Ernesto Basile (1903-1935).

Il palazzo di città.

Scendendo da corso Roma verso il mare, la chiesa del Carmine si affaccia su uno slargo col corpo avanzato e le ali arretrate. Singolare gioco di cornicioni sulla trifora del campanile che conclude la facciata. Sul portale è un occhio con un marmo del '500. A fianco, i resti della torre medievale danno accesso al chiostro, tardo cinquecentesco, che conserva sul lato orientale il portale medievale dell'aula capitolare tra due bifore trecentesche. II convento ripete, sulla facciata, l'occhio sul portale della chiesa. Tra i palazzi ottocenteschi della nobiltà cittadina si scende verso San Domenico, che conserva i segni del livellamento del corso e l'incompiuta facciata. L'interno, luminosissimo è impreziosito da belle tele di Filippo Paladino. Dopo la villetta Garibaldi, il primo giardino pubblico della città, degli inizi del '900, il corso si slabbra in un invaso dominato dalla svelta torre del Municipio. Lasciata piazza Progresso, all'inizio del corso Vittorio Emanuele,

Chiesa di Sant'Angelo

Chiesa di San Domenico

Chiostro di Sant'Angelo

 palazzo Frangipane mostra un ordine gigante di paraste bugnate del barocco etneo, riconducibile alla poetica dei Battaglia della metà del '700. Ancor prima di piazza Elena, animatissimo centro di aggregazione dei ragazzi, il complesso di San Francesco propone la fitta partitura delle facciate del convento concluso dalla svettante facciata della chiesa. L'interno, a navata unica, propone il magnifico intaglio di legno dorato della cappella dell'Immacolata. A richiesta, per una scaletta si sale alla Cappella della Infermeria in legno dipinto del '700, dove veniva celebrata la messa per i monaci infermi. In sacrestia notevole fonte di pietra nera e resti di pavimento maiolicato del '500. Di fronte a San Francesco è la torre Diotisalvi, del Collegio di Maria. Poco più avanti, a destra, il portale di palazzo Serrovira propone nei due tondi fra l'arco e la trabeazione, i mitici fondatori di Gela: Antifèmo ed Intimo.

Palazzo Verderame-Navarra.

Palazzo Ubaldini

Villa Bosa

Due bei palazzi, Frangipane e Cannada, disegnano il fronte sud di via Frangipane, traversa a sinistra del corso. In fondo alla strada la piccola chiesa della Carità e il giardino pubblico, con fenomenali esemplari di ficus. La facciata della chiesa Madre (secondo ordine degli anni '30) cela un arioso organismo a tre navate su colonne. Nel transetto destro è la cappella lignea del Crocifisso Nero con formidabile macchina d'altare e prezioso soffitto ligneo cassettonato, dorato e dipinto. In fondo alla piazza, a destra per via Martinez, si raggiunge, fra interessanti palazzetti e il profumo degli arrosti preparati davanti casa, via Sant'Andrea. All'incrocio le mensole dei balconi di palazzo Platamone propongono gustosi mascheroni barocchi. Si risale via Sant'Andrea che denuncia col suo curvo andamento un recinto, o un fossato a protezione dell'antico abitato, animata da negozi e botteghe artigiane, fino al corso. Per via Teatro, tra il fianco si raggiunge via Badia che ci apre, a nord, nella spaziosa piazza Sant'Angelo. L'ex monastero benedettino della Badia, ora Museo Archeologico, si sviluppa intorno ad un grande chiostro a nove campate su pilastri. All'angolo della piazza, in corrispondenza del tetragono ampliamento del monastero, ora scuola, è la breve strada chiusa dalla splendida facciata del Salvatore. Chiesetta ad unica navata con campanile a tre ordini (1773).

Villa Sapio (Monserrato).

La facciata, del 1697, stretta fra due paraste corinzie è sormontata da un timpano circolare contenente l'ostensorio, si deve probabilmente ad Angelo Italia. Dal sagrato del Salvatore bella vista sulla cupola di Sant'Angelo, anch'essa di Angelo Italia, caratterizzata da quattro robusti torrioni del tamburo. L'incompiuta facciata della chiesa mostra sul lato destro, sotto il moderno campanile, delicate paraste corinzie cinquecentesche. All'interno della chiesa, nel transetto sinistro, dietro una fantasmagorica cancellata di ferro battuto si conserva I'urna con le storie del Santo sbalzate in argento, pregevole opera di Lucio de Anizi (1621). Sul lato settentrionale della piazza, palazzo Bosio propone fioriti portali e gustosi capitelli. Per la stretta stradina a fianco del palazzo si arriva in via Rizzo, cuore del mercato cittadino, e al corso Umberto, ampio viale quasi del tutto rinnovato nell'edilizia agli inizi del secolo. Salendo a fianco del Municipio dal sagrato di Santa Maria La Vetere bel panorama sulla città. La chiesa, la più antica, a tre navate con archi acuti su pilastri, poi trasformati in colonne, risale alla fine del XIII secolo. Alla fine del '500 ne fu rovesciato l'orientamento cosicchè si entra oggi dall'antica abside. All'ingresso, sul muro destro, due affreschi di santi del XIII-XIV secolo. Le navatelle sono rivestite da fastose pareti lignee intagliate del '600. Continuando sempre a salire per un'erta a destra si raggiunge la chiesa di Pompei, con ampio panorama sull' intero golfo di Gela. Seguendo l'antica stradina a destra sulla chiesa si raggiunge Castel Sant'Angelo, fortezza barocca costruita (da Carlos de Grunenbergh?) nella prima metà del '600 intorno a una torre d'avviso della fine del '500. Dal terrazzo della torre eccezionale panorama sul mare e l'entroterra. Al porto, costruito nell’ '800 per l'imbarco degli zolfi dell'interno, e l'interessante "Lanterna", altissimo faro cilindrico su forte basamento in pietra nera. Dall'estremità del molo, piacevole passeggiata, singolare vista sulla città dominata dal castello.

 

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