FESTIVITA' RELIGIOSE

IL VENERDI' SANTO

La festa religiosa del Venerdì Santo è vissuta con commossa partecipazione dai cittadini licatesi. Essa fa parte del patrimonio culturale e tradizionale della città, e sebbene ha forse perso nel tempo l'atmosfera di pathos in cui essa si svolgeva, rappresenta ancora oggi un momento di comunione spirituale di tutti i fedeli, e di tutti coloro che si sentono legati alle radici della propria terra natia. Riferiscono gli storici che nei secoli scorsi i cittadini licatesi seguivano lo svolgersi delle processioni del Venerdì Santo come si trattasse di un autentico funerale, tale era la partecipazione e il sentimento di religiosa pietà che pervadeva i loro animi.

Gli uomini indossavano l'abito scuro, e le donne, anch'esse in scuro, coprivano interamente la loro persona con l'ampio mantello nero caratteristico della nostra terra. L'elevazione alla Santa Croce entrò in uso a Licata nel XVII sec.; fu introdotta nel costume locale dal beato Luigi La Nuza, nato in città, ma figlio del regio castellano spagnolo. Le processioni del Venerdì Santo si articolano in quattro fasi. Alle quattro del mattino, alla luce delle candele, il Cristo sul letto di morte viene condotto dalla chiesa di San Gerolamo, sede della Confraternita della Misericordia, in una camera ardente allestita in un palazzo nobiliare nei pressi del Calvario, costruito in occasione della ricorrenza nel quadrivio di piazza Purgatorio. Nella mattinata i fedeli rendono visita al Cristo. Alle ore tredici, è il Cristo crocifero ad essere condotto in processione, dalla Confraternita della Misericordia, che organizza le fasi della ricorrenza, di nuovo dalla chiesa di San Gerolamo fino al Calvario; intorno alle quattordici e trenta c'e uno dei momenti piu emozionanti del Venerdì Santo: nel cuore della città, in piazza Progresso, tra una numerosissima, muta folla, avviene la "giunta", l'incontro cioè di Gesù condotto alla morte con la Madonna Addolorata, momento annunciato da uno squillo di tromba.

La statua della Madonna Addolorata è condotta in spalla da un'altra confraternita. Circa mezz'ora dopo, la statua del Cristo che era stata condotta in mattinata nella camera ardente viene posta sulla croce da alcuni sacerdoti. Nel momento della crocifissione la commozione raggiunge il culmine. La Madonna viene posta ai piedi del Calvario. Nel pomeriggio, tutte le organizzazioni religiose e i singoli fedeli rendono omaggio a turno al Cristo sul Calvario.

Alle venti, il Cristo viene deposto dalla croce e disteso in una bellissima urna di legno intagliato e dorato, rivestita di raso rosso. Prima di fare ritorno alla chiesa di San Gerolamo, il Cristo e la Madonna vengono portati lungo le vie principali della città in una lentissima processione. Anche il Giovedì Santo viene commemorato dai fedeli: essi compiono infatti il giro di almeno quattro "sepolcri", cioé degli altari delle chiese addobbati con piante e fiori freschi. E' inoltre antica tradizione visitare il simulacro di Gesù flagellato nella chiesa della Confraternita di Maria SS. della Carità.

LA FESTA DI S.ANGELO

S.Angelo, l'antico patrono della città di Licata, viene festeggiato il 5 maggio, anniversario del suo martirio, e, in maniera meno solenne, la domenica successiva al Ferragosto. Secondo la tradizione, il frate carmelitano Angelo fu pugnalato a morte, mentre predicava, da Berengario La Pulcella, castellano della città, il 5 maggio 1220. Secondo la leggenda, Berengario odiava il carmelitano perché questi, durante le proprie prediche, ne denunciava le relazioni incestuose con la sorella. Più verosimilmente, S.Angelo era inviso all'autorità Sveva, sotto la cui dominazione si trovava al tempo Licata, per le parole di condanna espresse dal frate contro di essa. Fra i miracoli che gli sono stati attribuiti, c'è la protezione della città da una grave pestilenza. Nella festa del 5 maggio convivono il sacro ed il profano.

Come è tipico di molte feste patronali; alle celebrazioni religiose si uniscono infatti I'organizzazione di tradizionali giochi e la vendita di merce di ogni tipo offerta dalle "bancarelle", che trasformano in un grande, variopinto mercato le vie della città. La mattina del 5 maggio, c'è la sfilata dei "muli parati": agli animali vengono posti dei particolari e variopinti ornamenti. Essa avviene nella Piazza S.Angelo, dinanzi all'omonima chiesa, dove, secondo la tradizione, fu ucciso il Santo, e dove si trova anche il "Pozzo miracoloso", presso cui vennero trovati i resti mortali di S.Angelo e da dove sgorgò per qualche tempo un'acqua miracolosa. Dopo un'intera giornata dedicata alle messe solenni e ai riti religiosi, alle ore venti la preziosa urna d'argento sbalzata da Lucio de Anizi nel 1623, contenente    le reliquie del Santo, viene condotta in spalla fuori dalla chiesa dai marinai scalzi, vestiti del loro tipico costume, e portata in processione al grido di "Viva S.Angelo!". L'arca viene accompagnata da quattro grandi fercoli in legno, detti " 'ntorce" o "ceri": queste rappresenterebbero quattro antiche corporazioni, o i quattro antichi castelli della città, o ancora quattro vascelli saraceni che inseguirono S.Angelo.

Durante la processione, molto suggestivi sono i momenti in cui l'arca del Santo e i ceri vengono condotti a passo di corsa fra due ali festanti di folla. Per fare fronte allo sforzo, i marinai si dispongono compatti in otto file, quattro per lato. S.Angelo fa ritorno in chiesa, nella cappella a lui dedicata, intorno alla mezzanotte. Sulle pareti della preziosa arca si possono ammirare, rappresentati a sbalzo, i più significativi episodi della vita del Santo, fra i quali l'inseguimento ad opera dei Pirati alla nave che lo conduceva in italia dall'Egitto, un esorcismo compiuto dal Santo, la guarigione di un lebbroso e quella di un muto. Il 6 maggio, prima della chiusura con i fuochi d'artificio, presso la banchina del porto si svolgono i giochi del "palio a 'ntinna" e del "palio a mare". II "palio a 'ntinna" non è altro che l'albero della cuccagna; ingrassato a dovere, per i concorrenti è difficile raggiungerne la cima e appropriarsi dei premi, se non a prezzo di una dura fatica. Ancora più coinvolgente è il "palio a mare": una trave di legno, resa viscida, sporgente da una barca, viene posta orizzontalmente sul mare. I concorrenti devono tuffarsi molte volte prima di raggiungere l'estremità. La festa che si svolge in estate è meno ricca e solenne.

 

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